Che l'Italia entri nell'arcipelago del Giappone! 


Incredibile, non può essere vero! Al vertice di oggi in Egitto con i maggiori esponenti europei ha fatto seguito un incontro in territorio israeliano; tutti seduti dietro al palco, a un certo punto si alza il berlusca e, dopo aver dato una confidenziale pacca sulle spalle al corrotto Olmert (chissà cosa li accomuna), s'avanza spavaldo verso il palco e il cronista del tg1 dice: "ascoltiamo in diretta la voce di berlusconi".
Inizia l'intervento e a un certo punto non credo alle mie orecchie; la stessa sensazione devono averla provata Brown, la Merkel e Sarchkozy che si sono subito guardati come a dire "..ma l'ha detto davvero?!?...".
Vi prego, ditemi che ho capito male, ditemi che non l'ha detto veramente!!!

A un certo punto gli ho sentito pronunciare queste parole: "..e la proposta che l'Italia avanza è di far si che israele entri nell'Unione Europea ed è verso questo traguardo che dovremmo tutti lavorare..".

No, non può averlo detto davvero: un paese mediorientale nell'Unione Europea?!?

Vi prego ditemi che non è vero... temevo esordisse con quella di Pierino ma questa è davvero troppo...

MA CHE FIGURA DI MERDAAAAAAAAAAA.......!!!!!!!!



[ commenta ] ( 1 visita )   |  [ 0 trackback ]   |  permalink  |   ( 3.1 / 42 )
Sacconi al di sopra della legge 


Venerdì il portavoce della clinica "Città di Udine" ha dichiarato pubblicamente che la clinica avrebbe rinunciato ad accogliere Eluana Englaro per dare corso alla sentenza che autorizza a porre termine all'accanimento terapeutico contro di lei che la costringe a sopravvivere in stato vegetativo contro la sua volontà (questo ha stabilito la Cassazione). Nella dichiarazioni il portavoce ha indicato come motivazione la paura delle pesanti ritorsioni minacciate dal ministro; per paura del fatto che il ricatto potrebbe mettere a rischio 300 posti di lavoro, la clinica preferisce cedere:

citazione da Repubblica.it: "Il comunicato del Cda è chiaro: "Nel caso si desse attuazione all'ospitalità della signora Englaro per il protocollo previsto, il ministro potrebbe assumere provvedimenti che metterebbero a repentaglio l'operatività della struttura, e quindi il posto di lavoro di più di 300 persone, oltre che di quelli delle società controllate, ed i servizi complessivamente erogati alla comunità". Ovvero, dopo l'atto di indirizzo di Sacconi e le ritorsioni minacciate non possiamo rischiare".

In Italia il nostro ordinamento prevede tre gradi di giudizio l'ultimo dei quali, il pronunciamento della Cassazione, è definitivo e non più sindacabile: si dice che una sentenza "passa in giudicato" quando la Cassazione si pronuncia, cioè diventa definitiva e deve essere eseguita.

Ma la violenta reazione del ministro Sacconi che non è d'accordo con la Cassazione significa apparentemente volersi mettere al di sopra della legge, di fatto fuori dalla nostra Costituzione. Le dittature fanno così. Vedremo come andrà a finire questa vicenda:

www.ansa.it 2009-01-17 19:22
ELUANA: INDAGATO A ROMA SACCONI, ATTI A TRIBUNALE MINISTRI
ROMA - Il ministro del welfare, Maurizio Sacconi, è stato indagato dalla Procura di Roma con l'accusa di violenza privata, in merito al caso di Eluana Englaro.
Gli atti, predisposti in seguito ad una denuncia dei radicali, sono stati inviati per competenza al Tribunale dei Ministri che dovrà valutare la fondatezza delle accuse. Secondo quanto si sottolinea a piazzale Clodio l'avvio dell'inchiesta è "un atto dovuto", in seguito alla querela presentata nei confronti di Sacconi.
Nella denuncia presentata dai Radicali e depositata alcune settimane fa dall'avvocato Giuseppe Rossodivita, si ipotizzava il reato di violenza privata aggravata nei confronti dei sanitari della casa di cura Città di Udine e chiedeva di verificare in che termini le affermazioni di Sacconi avessero impedito di dar corso al decreto della corte d'appello di Milano.
"A nostro parere dopo le verifiche del tribunale dei ministri gli atti dovranno essere mandati alla giunta delle autorizzazioni a procedere - ha detto l'avvocato Rossodivita - pensiamo che sarebbe giusto che Sacconi non si trincerasse dietro i benefici delle attribuzioni del parlamentare e del ministro e si lasciasse, nel caso, processare".


Non voglio qui entrare nel merito di una vicenda dolorosa e che ha già scosso le coscienze del mondo; parlo invece dell'arroganza del potere che si sente tanto forte da ergersi arbitrariamente a "quarto livello di giudizio": dopo il processo, l'appello, la Cassazione, ci sarebbero dunque le convinzioni personali di un ministro che lo autorizzerebbero a minacciare e ricattare chi non ha le sue stesse convinzioni (la violenza privata ipotizzata).
Anche in funzione dell'esito di questa vicenda potremo inanellare un nuovo tassello circa la comprensione della nostra condizione di cittadini italiani: sapremo se siamo ancora abitanti di un paese libero o se il regime è già instaurato e talmente forte da umiliare il concetto stesso di stato di diritto.
O vince il diritto o vince il duce. Qui è in gioco la Democrazia.


[ commenta ] ( 1 visita )   |  [ 0 trackback ]   |  permalink  |   ( 3.2 / 41 )
L'ultima voce libera in tv 

foto e citazioni da www.ansa.it

Polverone dalla trasmissione Annozero dell'altroieri:

BUFERA SU 'ANNOZERO', SCONTRO CON FINI
di Daniela Simonetti
ROMA - Michele Santoro non è nuovo alle polemiche ma questa volta è un vero terremoto quello che si scatena il giorno dopo la puntata di Annozero dedicata a Gaza e alla "guerra dei bambini".
Puntata tesa che raggiunge l'acme quando Lucia Annunziata, ospite in studio, "disturba" il suo amico Michele per dirgli che l'impostazione é sbagliata, troppo sbilanciata verso le ragioni dei palestinesi. Santoro reagisce, le chiede di non dire sciocchezze e rincara la dose domandandole "quali crediti" intenda conquistare con la sua sortita. La Annunziata non ci sta, si alza e se ne va. Subito la puntata diventa un caso: se ne parla in Consiglio dei Ministri, arriva in Parlamento e la prossima settimana finirà direttamente sul tavolo del consiglio di amministrazione della Rai. In più pesa - nei commenti degli esponenti politici - la paralisi in cui è finita la Commissione di Vigilanza sulla Rai.
Tra i primi a scendere in campo è il presidente della Camera Gianfranco Fini che telefona al presidente della Rai Claudio Petruccioli per dirgli che la puntata "ha superato il livello di decenza". Fini chiama poi l'Annunziata per esprimergli solidarietà e apprezzamento, gli stessi sentimenti manifestati dal Consiglio dei Ministri al quale era presente Silvio Berlusconi. Quasi immediata la replica di Santoro a Fini: "In un Paese normale il livello della decenza lo supera un presidente della Camera che, travalicando i suoi compiti istituzionali, interviene per richiedere una censura nei confronti di un giornalista che sta compiendo il suo dovere di informare l'opinione pubblica". Ma è solo l'inizio di una giornata convulsa: contro Santoro piovono critiche dure da destra a sinistra con il Partito Democratico (tranne poche eccezioni) che, rispetto al giornalista, sceglie di stare dall'altra parte della barricata. Fuori dal coro Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani e l'Italia dei Valori. [..]


Il regime fascista possiede e governa tutte le televisioni, ci riempie di tette e di culi, bellissimi ma che distruggono la capacità critica di un'intera nazione; tutti i tg, le trasmissioni di approfondimento, gli opinionisti intervistati, addirittura i passanti intervistati sono pedine del rincoglionimento televisivo coatto berlusconiano; è rimasta ancora una voce libera nella tv italiana, l'unica, che fa vedere i fatti che il regime nasconde ai telespettatori proprio in quanto regime. Il tg2 di stamattina, dopo aver detto che a Gaza i nazisti israeliani hanno colpito la quarta scuola Onu ammazzando sei rifugiati, donne e bambini che erano lì cercando riparo, ebbene dopo questa notizia cosa ha mandato in onda la rete 2? Un servizio dal titolo possente: "indossare la maglia".

Questa è la vera, bassa e untuosa indecenza: un'informazione di squallidi leccaculo.


[ commenta ] ( 1 visita )   |  [ 0 trackback ]   |  permalink  |   ( 3.2 / 36 )
O si cambia o si muore. 


ANSA - WASHINGTON - O il mondo entro il 2050 ridurrà in modo drastico la sua attuale capacità di inquinare il pianeta, e in particolare l'attuale emissione nell'atmosfera di biossido di carbonio, oppure andrà incontro a catastrofi epocali: questa la conclusione dell'annuale Rapporto dell'organismo internazionale 'Worldwatch Institute', che ogni anno raccoglie gli interventi di 47 tra i principali studiosi al mondo sui cambiamenti climatici. Secondo il rapporto, intitolato '2009 - Lo stato del mondo - Verso un mondo piu' caldo', la situazione negli ultimi anni è ulteriormente peggiorata, ed è assolutamente necessario arrivare a un nuovo modello di sviluppo basato su produzione e consumo di energia eco-sostenibile. Nello stesso tempo però, sottolinea lo studio, non mancano le opportunità per intraprendere - oggi - iniziative che faranno sentire i loro benefici effetti nei prossimi decenni. "Abbiamo il privilegio di vivere in un momento della storia in cui possiamo ancora evitare una catastrofe climatica che trasformerebbe il pianeta in un ambiente ostile per lo sviluppo degli esseri umani" ha detto il vicepresidente di Worldwatch, Robert Engelman, che ha co-diretto il Rapporto 2009.

(di Luciano Clerico)
O si cambia o si muore. Perché un dato è certo: il mondo così come è se continua a svilupparsi secondo i criteri energetici seguiti finora è destinato ad andare incontro "a una catastrofe". Il grido d'allarme viene in questo caso del WorldWatch Institute, organismo internazionale che ogni anno raccoglie in un suo Rapporto ufficiale lo stato di salute del pianeta. Nel rapporto 2009, reso noto a Washington, la conclusione è questa: o il mondo sarà in grado entro il 2050 di ridurre in modo drastico la sua attuale capacità di inquinare il pianeta, abbassando in particolare le attuali emissioni di biossido di carbonio, oppure andrà incontro a catastrofi epocali. A questa conclusione sono giunti 47 tra i principali studiosi al mondo sui cambiamenti climatici. Secondo il rapporto, intitolato '2009 - Lo stato del mondo - Verso un mondo piu' caldò, la situazione negli ultimi anni per quanto riguarda il cosiddetto 'global warming' è ulteriormente peggiorata, ed è assolutamente necessario arrivare a un nuovo modello di sviluppo basato su produzione e consumo di energia eco-sostenibile. Nello stesso tempo però, sottolinea lo studio, non mancano le opportunità per intraprendere - oggi - iniziative che faranno sentire i loro benefici effetti nei prossimi decenni. Avranno un costo complessivo altissimo in termini monetari, gli studiosi stimano la potenziale spesa per la riconversione della produzione di energia alternativa compresa tra i mille e i 2.500 miliardi di dollari all'anno. "Tuttavia - si legge nel rapporto - gli eventuali costi derivanti da mancati interventi sarebbero, col tempo, ancora più alti". Per il Worldwatch Institute è tempo di agire e di bisogna farlo subito. "Abbiamo il privilegio di vivere in un momento della storia in cui possiamo ancora evitare una catastrofe climatica che trasformerebbe il pianeta in un ambiente ostile per lo sviluppo degli esseri umani - ha detto il vicepresidente di Worldwatch, Robert Engelman, co-direttore del Rapporto 2009. Per Engelman "'non ci e' rimasto molto tempo". "Varare un patto globale per salvare il clima del globo richiederà un supporto pubblico di enorme portata - ha sottolineato - e una volontà politica condivisa a livello globale di spostarsi verso l'energia rinnovabile, nuovi modi di vivere, e una scala di valori umani capace di adeguarsi ai limiti della atmosfera". Non c'é altra via. Stando a Worldwatch, è ormai accertato in modo scientifico che il pianeta Terra si è mediamente riscaldato di circa 0,8 gradi dall'inizio della Rivoluzione Industriale a oggi, e il riscaldamento è in buona parte da attribuire alle attività dell'uomo. Un ulteriore grado medio di riscaldamento è potenzialmente prevedibile come conseguenza degli attuali consumi. Per questo secondo i climatologi bisogna correre ai ripari, e fare in modo che il picco di emissioni venga raggiunto prima del 2020, per poi ridurle entro il 2050 per almeno l'85% al di sotto dei livelli del 1990.


Qualcuno ha idea di come far capire questi concetti a quella massa di pirla?


[ commenta ] ( 1 visita )   |  [ 0 trackback ]   |  permalink  |   ( 3.1 / 37 )
Come si ferma la ferocia nazista israeliana 

foto e articolo da il manifesto del 20090112

Visto che nessuno pare essere intenzionato ad opporsi alla furia assassina israeliana non rimane altro metodo che la più dura, aspra e selvaggia delle lotte, ovviamente non violente. Ogni cittadino di questo mondo deve esprimere concretamente il proprio dissenso. Solo una goccia nel mare? Il mare è fatto di gocce!

di Alberto Piccinini
Naomi Klein:
perchè io boicotto

“La strategia più efficace per fermare un’occupazione sempre più sanguinosa è far sì che Israele diventi il bersaglio della stessa specie di movimento globale che fermò l’apartheid in Sudafrica”. Lo scrive Naomi Klein su The Nation ricordando come alcuni gruppi palestinesi da anni chiedono di condurre iniziative di boicottaggio e di disinvestimento contro Israele, simili a quelle che furono applicate al Sudafrica negli anni dell’apartheid. L’intervento della Klein arriva mentre qui da noi le polemiche, gli imbarazzi, la confusione tra antisemitismo, antisionismo, critica al governo di Israele, si uniscono alla preoccupante difficoltà della sinistra di mobilitarsi contro il massacro a Gaza.
Alla causa del boicottaggio economico contro Israele – ricorda Klein – hanno aderito in questi giorni circa 500 artisti e studiosi israeliani. Questi “hanno inviato una lettera agli ambasciatori stranieri chiedendo di sollecitare ai loro governi misure restrittive e sanzioni”. “Il boicottaggio al Sudafrica – continua citando la lettera – fu effettivo. Ma Israele viene trattato coi guanti bianchi. Questo sostegno internazionale deve cessare”. “Molti di noi – riflette ancora Klein – non riescono ancora ad abbracciare questa causa. Le ragioni sono complesse, emotive e comprensibili. Ma semplicemente non valgono abbastanza. Le sanzioni economiche sono l’arma più efficace nell’arsenale della non violenza”.
Naomi Klein passa poi ad analizzare e a confutare quattro obiezioni possibile al boicottaggio economico di Israele. La prima: “Le misure punitive allontanerebbero invece che persuadere Israele”. L’”impegno costruttivo” che il mondo adotta nei confronti di Israele – osserva qui la Klein – è tragicamente fallito”. Infatti nell’ultimo periodo “Israele ha goduto di una forte crescita delle sue relazioni diplomatiche, culturali e commerciali con una varietà di alleati”. “E’ in questo contesto che i leader israeliani hanno iniziato la loro ultima guerra, con la certezza che non avrebbero dovuto affrontare significative reazioni.”
Seconda obiezione: “Israele non è il Sudafrica”. Naomi Klein cita a questo proposito il parere di Ronnie Kastrils, un politico sudafricano. Questi ha osservato che “l’architettura di segregazione vista all’opera nella West Bank e a Gaza è infinitamente peggiore di quella dell’apartheid”. “Il boicottaggio – aggiunge l’autrice canadese – non è un dogma, è una tattica: in un paese così piccolo e così dipendente dal commercio può funzionare”.
Terza obiezione: “Il boicottaggio restringerebbe la comunicazione e noi abbiamo bisogno di più dialogo”. Naomi Klein cita a questo proposito un’esperienza personale: racconta di aver smesso di pubblicare i suoi libri in Israele con la casa editrice Babel e di aver scelto al suo posto la più piccola e indipendente Andalus, “una casa editrice militante, profondamente convolta nel movimento contro l’occupazione, la sola casa editrice israeliana che traduce testi arabi in ebraico. “Il nostro piccolo piano di pubblicazione – racconta ancora Klein – ha richiesto decine di telefonate, scambi di email e sms tra Tel Aviv, Ramallah, Toronto, Parigi e Gaza City. Voglio dire, appena inizia una strategia di boicottaggio il dialogo cresce in maniera fortissima. L’argomento secondo il quale il boicottaggio produce una separazione è specioso data la disponibilità di tecnologia a basso costo che abbiamo tra le mani”.
L’ultima obiezione analizzata da Naomi Klein è questa: “Non sapete che molti di questi giocattoli tecnologici provengono proprio dai centri di ricerca israeliani, all’avanguardia mondiale dell’informatica”? La Klein, a questo proposito, cita il caso di Richard Ramsey, responsabile di una compagnia inglese specializzata in tecnologia per internet. Dopo l’inizio dell’assalto a Gaza, Ramsey ha rotto i rapporti con la compagnia israeliana MobileMax con questa email: “A causa dell’azione del governo israeliano degli ultimi giorni non ci riteniamo più nella posizione di fare affari con voi né con nessuna altra compagnia israeliana”. “Ramsey – spiega la Klein – ha dichiarato che la sua non è stata una decisione politica; semplicemente non voleva rischiare di perdere clienti”. E conclude Klein :“E’ stata questa sorta di freddo calcolo affaristico che ha portato molte industrie a rompere i rapporti con Sudafrica, vent’anni fa. E precisamente questo calcolo rappresenta la nostra più realistica speranza di rendere alla Palestina quella giustizia che le è stata così lungamente negata”.



[ commenta ] ( 1 visita )   |  [ 0 trackback ]   |  permalink  |   ( 3.1 / 41 )

<< <Indietro | 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 | 28 | 29 | 30 | Altre notizie> >>