Dubbie ingerenze UE in Turchia 

Dunque, vediamo di riassumere cosa sta succedendo; ieri c’è stata la prima delle votazioni del parlamento turco a maggioranza filo-islamica nell’ambito delle nuove elezioni. L’opposizione ha deciso di non partecipare al voto facendo così mancare il numero legale di 367 membri ma il voto c’è stato comunque; sono intervenuti allora i militari, affermando che quel voto è da considerarsi nullo sia formalmente, sia perché non tutelerebbe la laicità del governo che deve essere garantita proprio da loro. Insomma il presidente deve essere una personalità al di sopra delle parti, cosa che l’unico partito di maggioranza (Akp) non ha garantito, dato che il solo candidato era un loro uomo, il ministro degli esteri Abdullah Gul. Di fatto l’opposizione laica è molto debole a causa dello sbarramento elettorale al 10% che praticamente esclude la maggior parte dei piccoli partiti.
Dopo di che è intervenuta l’Unione Europea intimando ai militari di stare al loro posto e a "lasciare la competenza della democrazia al governo eletto" e affermando che l'elezione presidenziale è anche "un test" per verificare "l'assetto democratico delle relazioni militari-civili".
Qual è il problema? L’UE contrastando i militari appoggia di fatto i filo-islamici, pensando forse che comunque sarebbero meglio loro (“moderati”) che i fondamentalisti, cosa questa del tutto da dimostrare. C’è un altro problemino però che è comunque attinente all’interpretazione del termine “democrazia”: la Costituzione turca affida proprio ai militari il ruolo di vigilanza sul rispetto delle componenti laiche in fase elettorale. I militari insomma stanno facendo il loro dovere rispettando la Costituzione nell’interesse della laicità dello stato. Non è che l’Unione Europea sta facendo passi avventati? Per vigilare sulla domanda di ingresso della Turchia in Europa invece di apprezzare questa laicità la contrastiamo per chissà quale calcolo o accordo politico? Questo film mi pare di averlo già visto..

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Emergency chiude a Kabul 

Pochi minuti fa la notizia della chiusura dei tre ospedali a Kabul. Con una mano, quella della scena teatrale alla quale non crede più nemmeno lui, il finto governatore Karzai chiede a Gino Strada di restare; con l'altra, quella sporca delle manovre dei servizi afgani che lui stesso manovra, ha continuato fino all'ultimo a minacciare gli operatori umanitari. Anche ieri ad esempio nuove minacce da parte della polizia locale. "Mercoledì 25 aprile - riferisce l'ong - funzionari di polizia afgani si sono presentati all'ospedale di Emergency a Kabul intimando allo staff internazionale presente - tre cittadini italiani, un belga e un cittadino elvetico - di 'consegnare i passaporti'. La consegna è stata rifiutata" (Ansa).
Karzai è il fantoccio messo li da Bush che senza i soldati e le armi del quale non avrebbe alcuna possibilità di continuare ad occupare quel ruolo, ormai attivo solo attorno alla capitale. Il resto del paese già da tempo è saldamente nelle mani dei talebani. Forse è anche questo il motivo per cui ha interesse ad allontanare i testimoni della verità. Alle spalle del suo popolo sofferente, del quale dimostra colpevolmente di ignorare le attese.

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Finalmente un atto ufficiale contro la pena di morte 

Oggi l’Unione Europea ha approvato con il suo Parlamento di Strasburgo la risoluzione che si pronuncia decisamente per una moratoria internazionale contro la pena di morte. Tecnicamente si chiede alla presidenza tedesca di presentare una mozione all’Onu perché la cosa assuma valenza universale e fa piacere notare il carattere di urgenza col quale si chiede d’intervenire. Chissà, forse stavolta l’umanità riuscirà a dare di se un’idea di riscatto della civiltà e della giustizia che decenni di sfrenato mercato schiaccia morale e di umiliazione continua del valore della vita hanno seriamente minato. Sarà poi tutto da vedere circa i peggiori carnefici della terra, tra i quali Cina, Stati Uniti, Iran; purtroppo ciò dimostra che parlare di Occidente ed Oriente non ha alcun senso da questo punto di vista: la prima distinzione tra popoli civili ed incivili la fa questa arcaica barbarie.

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Chissà perchè quei fischi 

Pare infatti che essere fischiato a Milano per le celebrazioni del 25 aprile sia stata una sorpresa per Fausto Bertinotti. Aveva appena dichiarato di essere contro la guerra e di voler difendere l'articolo 11 della Costituzione. E si stupisce dei fischi. Nessuna sorpresa invece per i fischi alla Moratti, accusata di essere "fascista" dai contestatori. La sensazione che il colpo basso guerrafondaio sia arrivato a tradimento da un partito (Prc) che si dichiara aperto a voler rifondare il comunismo nell'oggi post-industriale è tremenda: si all'Afghanistan; si a Vicenza; si agli aumenti in finanziaria solo ai militari; si allo scudo spaziale di Bush; si ai 3 milioni di euro ai mercenari Aegis defence Services, i cui paramilitari sono accusati di abusi contro i diritti umani, gravi violazioni internazionali e sparatorie contro civili iracheni (Information Guerrilla); e si stupisce dei fischi. Che faccia tosta.
Oggi comunque onore, rispetto e gratitudine infinita agli eroi della Resistenza che ci hanno liberato dalla barbarie del nazifascismo. Ma anche amaro e rabbia per essere ancora oggi, 62 anni dopo, null'altro che inermi schiavi degli statunitensi, nostri arroganti signori e padroni. Liberati da Hitler e occupati dagli americani.

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Il 1977 e i "negri" 

Oggi ho letto sull’ultimo numero del bimestrale Diario appena uscito un curioso ed interessante articolo, molto vecchio, tra i tanti che “Diario” pubblica nel trentennale 1977 – 2007 a firma di un famoso politico. Titolo: “L’Italia è diversa e mancano i negri”. Si parla di 115 lavoratori egiziani arrivati in Emilia come lavoratori impiegati in fonderia, nel settore metalmeccanico e come braccianti. Ecco un significativo estratto di quell’articolo, interessante particolarmente ora che il governo si configura come di centro-centro, visto che di sinistro c’è ormai solo l’aver accostato nel manifesto del nascente partito democratico le “radici cristiane” e “l’illuminismo”, provocando grasse risate, non solo del sottoscritto:
“… al di la della limitatezza quantitativa di questi episodi non possiamo esimerci dalla necessità di una scelta riguardo ai problemi che essi aprono. Vogliamo aprire le porte ai lavoratori stranieri, dopo che abbiamo compiuto questo enorme sforzo di unità del paese negli anni trascorsi? E ancora. Come è possibile che questo avvenga quando esistono ancora tanti disoccupati? Come ogni paese, arrivato a un elevato livello di scolarizzazione, l’Italia ha evidentemente bisogno di una legge per l’immigrazione, dato che certe professioni, anche nelle normali aziende industriali, trovano un sempre minore numero di possibili candidati. Io credo che, al punto in cui siamo, sia una follia ripercorrere la via degli altri paesi europei, aggiungendo ai problemi che abbiamo anche quelli di una difficile convivenza razziale. Credo che ce la dobbiamo cavare ancora una volta da soli… ”. conclude il Professore: “non credo di aver dedotto troppe conclusioni dall’arrivo di alcune centinaia di egiziani in Emilia: forse però queste stesse conclusioni dovevano già essere fatte a proposito delle precedenti ondate migratorie di collaboratrici domestiche e di braccianti”.
Romano Prodi, Corriere della Sera, 19 agosto 1977. Non mi viene da dire altro.


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