Se ne sono accorti anche loro, nonostante la tradizionale tendenza a non esternare. Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) si è così pronunciato stasera circa l'ultima delle leggi vergogna del ducetto brianzolo:
ANSA - ROMA - E' stato approvato dalla Sesta Commissione del Csm il parere che boccia la norma sulla sospensione dei processi inserita nel dl sicurezza. Ma non all'unanimità: contro ha votato il laico di Forza Italia Michele Saponara. Uno scontro che si riprodurrà quando martedì prossimo il documento sarà portato all'esame del plenum riunito in seduta straordinaria; in tempo utile perché se ne possa tener conto nel corso del dibattito alla Camera, dove la norma approderà l'8 luglio. L'approvazione è avvenuta proprio nel giorno in cui da Filippo Berselli del Pdl è arrivata la richiesta di dimissioni del vice presidente del Csm Nicola Mancino per la fuga di notizie di ieri sulla bozza del parere. E a poche ore da un nuovo richiamo alla riservatezza rivolto ai consiglieri dal vice presidente ,che ha avanzato l'ipotesi di nuove regole e sanzioni in caso di violazioni.
Alla bozza dei relatori Fabio Roia e Livio Pepino sono state sono stati apportati dei ritocchi, ma non modifiche sostanziali. Resta, dunque, immutato il giudizio sull'incostituzionalità della norma che sospende i processi su reati compiuti entro il 30 giugno del 2002 e che sono puniti con la reclusione fino a dieci anni, per dare la precedenza ai procedimenti che riguardano delitti più gravi. Norma che avrà l'effetto di produrre un "'ulteriore dilatazione'' dei tempi della giustizia, che fermerà più della metà dei dibattimenti in corso e che per alcuni aspetti rischia di essere un'"amnistia occulta". I consiglieri rimproverano soprattutto il "mancato rispetto dell'articolo 111 della Costituzione", e cioé della ragionevole durata dei processi che darà luogo a "crescenti richieste risarcitorie" dalle vittime della giustizia-lumaca; confermano i dubbi anche sulla "compatibilità" con il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale (art.112). Oltre a segnalare "gravi profili di irragionevolezza", come la scelta dei reati per i quali va disposta la sospensione dei procedimenti, visto che tra di loro ci sono "numerosi delitti di particolare allarme sociale", e lo spartiacque temporale "arbitrario" fissato tra processi che devono essere sospesi e quelli che invece devono proseguire...
Ma la tragedia principale è che, mentre il mondo s'indigna e l'Italia colleziona l'ennesima figura da peracottari, la durissima reazione di Veltroni che tutti attendevano ha raggiunto il suo massimo: ha dichiarato che forse il dialogo non continuerà e se proprio s'arrabbia, forse in autunno scenderà in piazza. Caspita che carattere. Il commento sorge spontaneo: marivaff.....!
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( 3.2 / 90 )E' solo il primo passo ma c'è stato. In un Italia dilaniata dalla sospensione del diritto con le leggi-vergogna di bellakioma, con Otelma alla cultura, coi manganelli facili del ventennio, con la guerra forte ai poveri e deboli, mentre il regime attacca la magistratura perchè si permette di fare il proprio lavoro, una, una sola ma importantissima vittoria, seppur parziale. Da il manifesto del 21/6/2008 (pag.7):
...La nuova base militare americana al Dal Molin non si può fare. Il giudizio del Tar del Veneto arrivato ieri mattina è netto, e sospende i lavori in attesa che sul prevedibile ricorso si pronunci il Consiglio di Stato. I comitati cittadini esultano: è la vittoria della società civile, di una città che non ha mai smesso di lottare. La sentenza del Tar ha accolto in toto il ricorso presentato dal Codacons, dal coordinamento dei comitati dei cittadini contro la base e da altre associazioni. Nel ritenere «illegittima» la decisione del governo Prodi il Tar sostiene che è mancata la consultazione della popolazione interessata, nonostante fosse prevista dal memorandum Stati uniti-Italia. Ma denuncia anche di non aver riscontrato alcuna traccia documentale di sostegno «sull'atto di consenso presentato dal governo italiano a quello degli Stati uniti, espresso verbalmente nelle forme e nelle sedi istituzionali». Questo consenso, scrivono i giudici, «pertanto risulta espresso soltanto oralmente» e per questo motivo «appare estraneo ad ogni regola inerente all'attività amministrativa e assolutamente extra ordinem. Tale dunque da non essere assolutamente compatibile con l'importanza della materia trattata con i principi tradizionali del diritto amministrativo e delle norme sul procedimento, in base ai quali ogni determinazione deve essere emanata con atto formale e comunque per iscritto». Un giudizio pesantissimo, dunque, sull'operato del governo italiano il cui assenso, insistono i giudici, «risulta essere stato formulato, del tutto impropriamente, da un dirigente del ministero della difesa, al di fuori di qualsiasi possibile imputazione e competenze e di responsabilità ad esso ascrivibili in relazione all'altissimo rilievo della materia».
Ma il Tribunale amministrativo regionale non si ferma qui. Infatti nella sentenza ribadisce che ci sono anche «altri profili di illegittimità, alla luce della normativa nazionale ed europea». In particolare si sottolinea che l'autorizzazione è stata data «non solo per quanto riguarda l'insediamento delle nuove strutture della base militare, ma anche per la realizzazione delle relative opere, senza procedere alla verifica ex ante, del rispetto delle condizioni esplicitamente apposte». I magistrati aggiungono che sul bando di gara già effettuato per la realizzazione delle opere non sarebbero state rispettate le «normative europee e italiane in materia di procedure ad evidenza pubblica per l'assegnazione di commesse pubbliche». Il Tar quindi ricorda che per disposizione del commissario straordinario Paolo Costa «era stata prevista come condizione la redazione di un progetto alternativo, relativo in particolare agli accessi alla base». Peccato che di questo progetto «non è riscontrabile alcuna menzione nella autorizzazione». La bocciatura del Tar sulla nuova base militare Usa al Dal Molin è davvero su tutti i fronti....
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( 3 / 77 )Ci siamo, cala la maschera. Tutti quegli ammiccamenti, quelle sdolcinerie alle quali il pacioso e bonario ex sindaco di Roma ha creduto ingenuamente, si sgretolano davanti all'evidenza dei fatti.
Governo littorio?
Non è solo che bellakioma ricusa i giudici che lo accusano di avere corrotto il giudice inglese Mills per non tirarlo in ballo in processi esteri; non è solo che riciccia il "lodo schifani" secondo il quale le cariche più alte del paese non possono finire sotto processo (maremma maiala, il primo che dice che la giustizia è uguale per tutti lo spernacchio a vita);
è anche tutta una serie di altre cose, di atmosfere, come i vigliacchi pestaggi a morte a chi non offre sigarette, le baracche bruciate, le coincidenze (sono sicuramente tali) per cui solo dal cambio di regime i barconi degli immigrati casualmente affondano invece che arrivare a terra, gli straordinari si detassano così che convenga pagarli piuttosto che assumere altri, con ulteriore declassamento del precariato, sempre più lontano dal sogno della stabilizzazione, l'esercito in strada con compiti di polizia, discariche militarizzate, improbabili ponti sullo stretto. A proposito, i ponti uniscono: uniranno mafia e 'ndramgheta prima di tutto.
Cosa le serve ancora per svegliarsi, caro Veltroni? Cosa succederà ora, una pacata critica ombra? Una educata affermazione di dissenso? E avere affondato la sinistra che usava quei toni cosi imbarazzanti, ora non costituirebbe un argine all'avanzata littoria del potenziale despota? Per essere opposizione seria non servono salamelecchi da bamboccioni, servono gli attributi.
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( 3 / 79 )Cominciamo dai fatti, Corriere della Sera on-line di oggi:
TOKYO (Giappone) - Un terremoto di intensità pari a 7,2 gradi della scala Richter ha colpito il nord est del Giappone provocando la morte di almeno tre persone. Almeno altre 83 sono rimaste ferite. Nessun allarme tsunami è stato diramato in seguito alle scosse. Sono invece 29mila le abitazioni rimaste senza elettricità nella zona colpita. L'epicentro del sisma è stato localizzato dieci chilometri a sud di Iwate. Terremoto, paura in Giappone.
PERDITA RADIOATTIVA - Il terremoto ha causato anche una leggera perdita di acqua radioattiva dal deposito di una centrale nucleare. A riferirlo è stata la società che gestisce l'impianto, che tuttavia ha precisato che non vi è alcun allarme per la popolazione. La Tokyo Electric Power Co. ha precisato che 15 litri di acqua sono fuoriusciti da una vasca in cui è custodito materiale radioattivo nel reattore numero due della centrale di Fukushima, ma ha aggiunto che «il livello di radioattività dell'acqua è ben al di sotto di quello che potrebbe avere effetti sull'ambiente». Il reattore ha continuato a funzionare normalmente.
Per gli smemoratelli assisi al governo e per i loro sempliciotti sostenitori, di notizia ne riporto un'altra, più vecchia, del 16 luglio 2007 (un anno fa...), stavolta dal sito on-line di Repubblica:
TOKYO - E' di almeno 8 morti e 875 feriti il bilancio, ancora provvisorio, del sisma che ha colpito stamane la prefettura di Niigata, nel Giappone nordoccidentale. Due scosse, entrambe di 6,8 gradi della scala Richter, hanno provocato una perdita "non preoccupante" - dicono le autorità - di 1,5 litri di acqua radioattiva dalla centrale di Khasiwazaki-Kariva, la più grande del mondo. La prima scossa è stata registrata nella regione di Niigata, la seconda nel Mar del Giappone, al largo di Kyoto. Il terremoto ha scatenato un allarme tsunami (il sisma ha provocato onde di circa mezzo metro), subito rientrato. Il terremoto, uno dei più forti degli ultimi anni, ha fatto oscillare a lungo i grattacieli di Tokyo. Il premier Shinzo Abe ha interrotto la campagna per le elezioni del 29 luglio per la Camera alta e si è recato sul posto indossando l'uniforme dei servizi di emergenza. Il governo ha inviato 450 soldati e 120 mezzi per le attività di soccorso e per scavare tra le macerie alla ricerca di sopravvissuti.
E mentre da noi il Vaticano detta l'agenda politica e i propri caveat vincolanti per questo governello di bigotti, mentre in Germania invece "la nuova linea U3 di Norimberga, completamente automatizzata e senza conducente, entrerà ufficialmente in funzione domani" (ansa.it, 13/6/2008), qualcuno prima o poi si farà venire l'idea geniale: le fastidiose scorie? A mare! Possibilmente magari dalle parti del Vesuvio, così prima o poi le mandiamo in Germania tra i vagoni dei rifiuti. E il cerchio si chiude...
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( 2.9 / 69 )Riporto integralmente dal sito ansa.it una storica sentenza della Corte Suprema statunitense:
LA CORTE SUPREMA USA RICONOSCE I DIRITTI DEI DETENUTI DI GUANTANAMO
WASHINGTON - Le modalità con cui Casa Bianca e Pentagono hanno deciso di custodire e processare i detenuti a Guantanamo vanno contro la Costituzione e i valori stessi su cui sono fondati gli Stati Uniti. E' la bocciatura senza appello con cui la Corte Suprema si è pronunciata su uno dei dilemmi che hanno spaccato gli Usa dopo l'11 settembre: come bilanciare l'esigenza di sicurezza e la lotta al terrorismo islamico con i diritti fondamentali della persona. Con un voto di 5 a 4, che testimonia quanto l'argomento divida gli stessi giudici di Washington, il massimo organo giudiziario per la terza volta in quattro anni ha detto all' amministrazione Bush che la realtà della prigione più contestata al mondo è inaccettabile. In passato il governo aveva reagito facendo passare una legge dal Congresso (all'epoca controllato dai repubblicani) per legittimare Guantanamo. Ma ora il Congresso è nelle mani dei democratici e per un' amministrazione a fine mandato non c'é più tempo per soluzioni del genere.
La tesi di Bush secondo la quale le circostanze eccezionali della "guerra al terrorismo" richiedono strumenti fuori dall' ordinario, per la Corte non è sufficiente per ignorare i pilastri di uno stato di diritto. "Le leggi e la Costituzione sono disegnati per sopravvivere e restare in vigore anche in tempi eccezionali", ha scritto nelle motivazioni di maggioranza il giudice Anthony Kennedy, un moderato il cui voto ha dato la vittoria all'ala progressista della Corte. "La libertà e la sicurezza - ha aggiunto Kennedy - possono essere riconciliate e nel nostro sistema lo sono, nella cornice della legge". Una sentenza già definita storica che ha subito aperto un limbo legale che rende ancora più incerta la già complessa situazione giuridica dei circa 270 detenuti ancora a Guantanamo. La Corte Suprema ha in pratica dichiarato che anche a loro, pur essendo cittadini stranieri etichettati dal Pentagono come "combattenti nemici", spetta il diritto di sfidare di fronte a tribunali ordinari le accuse per le quali sono in cella. La corte federale di Washington, che in questi anni ha gestito i casi dei detenuti, è entrata in stato d'emergenza, prevedendo l'arrivo di un'ondata di ricorsi da parte dei legali dei prigionieri. Le 70 pagine della sentenza sembrano lasciare pochi dubbi sul fatto che i presunti terroristi di Guantanamo devono poter comparire di fronte a giudici ordinari e non venir gestiti solo da militari. Ai detenuti spettano regolare diritto alla difesa, presunzione di innocenza, possibilità di interrogare testimoni e ogni altra garanzia basilare prevista dall'ordinamento americano.
Forse, appena bush il grande criminale terrorista sarà solo un terribile incubo del passato, una speranza per la democrazia ancora ci potrà essere.
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