Civiltà e inciviltà 

foto e citazioni ansa.it

CIVILTA': una coppia di turisti giapponesi si sono visti truffare (forse) legalmente al ristorante con un conto da 700 euro; dopo aver chiamato qualcuno a testimone hanno pagato e se ne sono andati schifati. Per tentare di rimediare la ministra Brambilla ne ha fatta una forse peggiore offrendo di riospitarli a spese del ministero del turismo; la risposta, di una civiltà invidiabile, non si è fatta attendere:

(ANSA) - Rome, July 30 - Two Japanese tourists who were landed with a 700-euro bill in a Rome restaurant earlier this month on Thursday turned down an offer to return to Italy as guests of the Italian tourism ministry.
Yasuyuki Yamada, 35, and his fiancee thanked Tourism Minister Michela Vittoria Brambilla for her offer of an all-expenses paid stay to make up for the astronomical restaurant bill but said it was ''a useless way to spend Italian tax payers' money''.
Speaking to ANSA from his hometown of Tsukuba, 70 km from Tokyo, Yamada said his trip to Italy, apart from his experience at Rome's Il Passetto restaurant, had been ''great''.
''I offer my thanks, but I have no intention of accepting, even if a formal invitation arrives. That's my decision,'' he said.


Praticamente no grazie, sarebbe un inutile modo di sperperare denaro pubblico a spese dei contribuenti italiani.

INCIVILTA': (ANSA) - ROMA, 30 LUG - Via libera a maggioranza dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) alla pillola abortiva Ru 486. Il Consiglio di amministrazione dell'Aifa ha infatti approvato l'immissione in commercio del farmaco in Italia. La pillola abortiva e' gia' commercializzata in vari paesi.

Non poteva essere che così per evitare di coprirsi di ridicolo visto che il discusso farmaco è in vendita in tutte le farmacie europee. Ovviamente non la pensano tutti così:

"La Chiesa non può mai assistere in maniera passiva a quanto avviene nella società:" lo afferma mons. Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia della Vita, ribadendo, in un articolo in prima pagina sull'Osservatore Romano, la condanna della pillola Ru486. Essa - sottolinea il presule - è "una tecnica abortiva" perché sopprime una "vita umana vera e piena"; fare ciò - ricorda - "é una responsabilità che nessuno può permettersi di assumere senza conoscerne a fondo le conseguenze". Nel suo articolo, il responsabile del dicastero vaticano per la Vita non parla esplicitamente dei provvedimenti canonici contro chi prescriverà o utilizzerà la RU486. La scomunica, come ricordava ieri il suo predecessore, mons. Elio Sgreccia, scatta 'latae sententiae', ovvero automaticamente, senza bisogno di alcuna comunicazione formale, per chiunque pratichi l'aborto, a cui il farmaco viene assimilato.

Il loro uomo al governo, il fondamentalista catto-talebano Sacconi fa di tutto per guadagnarsi l'indulgenza:

(ANSA) - ROMA, 31 LUG - Il Ministero del Welfare 'si aspetta dall'Aifa indicazioni certe' circa i modi di utilizzo della pillola abortiva Ru486. Lo afferma il ministro del Welfare Maurizio Sacconi affinche' il farmaco 'sia vincolato al rispetto' dei profili della legge sull'interruzione volontaria di gravidanza. 'Come Ministero - ha aggiunto Sacconi - abbiamo il dovere di vigilare affinche' l'uso del farmaco non comporti rischi di indebolimento delle garanzie e dei presidi previsti dalla 194'.

Dall'estremo gesto di civiltà della coppia giapponese, dimostrazione di un invidiabile senso civico inesistente da noi, all'altrettanto estremo gesto di assoluta inciviltà della meschina codardia e becera sottomissione del governo italiano scaduto a zerbino della potentissima organizzazione religioso-finanziaria d'oltre tevere.
D'altro canto con gli esempi di basso edonismo sfrenato che se ne fotte delle regole dei membri di questo governo cos'altro ci si potrebbe aspettare? Un paese vigliaccamente sventrato e svilito a servo gretto e viscido di questa potentissima oligarchia fondamentalista divenuta così potente proprio sfruttando le paure ataviche di una popolazione ignorante e credulona con l'assurda superstizione con la quale governa lo stivale. Con l'inganno.


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Test di valutazione per professori del sud al nord 

citazioni ansa.it

Tutti i quotidiani riportano l'incredibile proposta leghista, becera quanto idiota: far fare un test d'ammissione di padano ai professori del sud che insegnano al nord. Oggi, dopo le pressioni di tutto il paese sano, le prime quasi smentite:

il Presidente dei deputati della Lega Nord, onorevole Roberto Cota replicando alle molte critiche venute alla proposta della lega sui dialetti e i professori: "Il presunto esame di dialetto è una bufala. La proposta è quella di fare dei test pre selettivi per consentire l'accesso agli albi regionali degli insegnanti, albi previsti proprio dalla proposta di legge in discussione.
Tali test sono visti come propedeutici rispetto al superamento dei concorsi pubblici (a scanso di equivoci si allega il testo dell'emendamento dove la questione del dialetto non compare nemmeno). Quella che bisogna eliminare è la sperequazione che si crea dando esclusivo peso alla valutazione dei titoli scolastici, perché come sappiamo ci sono università più 'generose' e università più 'rigorose'. Come si può evincere dal testo dell'emendamento il test dovrà riguardare uno spettro culturale ampio, non riconducibile alla banalizzazione che viene fatta oggi dai giornali".


Un grande uomo del sud ha così commentato:

ROMA - "I leghisti imparino l'italiano oppure scrivano le leggi in padano, in veneto o nella lingua locale della provenienza del singolo deputato". E' l'invito ironico dello scrittore Andrea Camilleri, da sempre fautore dell'importanza del dialetto e utilizzatore di esso per i suoi libri. Camilleri entra così nella polemica scatenata dalla norma che vorrebbe un esame di dialetto regionale per l'assunzione dei maestri di scuola e fa specifico riferimento all'esponente del Pdl, Fabio Granata, il quale "ha detto che la norma stessa è scritta male in italiano", sottolinea il padre di Montalbano. "La norma è stata presentata - prosegue lo scrittore - su tutto questo non c'é alcun dubbio. Possono tirare il sasso e ritirare la mano come accade sempre quando c'é una sollevazione in risposta a una iniziativa di questo genere". Lo scrittore siciliano ribadisce la sua difesa dei dialetti definendoli "una ricchezza per la nostra lingua, quella marcia in più per l'Italia" e tira in ballo gradi autori come Porta, Belli, Pirandello, Martoglio, che "rappresentano l'enorme tradizione culturale dialettale che da sempre costituisce una linfa nazionale". In questo senso "i dialetti non sono una sostituzione della lingua ma un arricchimento della stessa ed essi - ammonisce Camilleri - non possono certamente essere usati come elementi di secessione". Inoltre, "sono pochi i dialetti che possono assurgere a lingua nazionale come quello sardo, ma i sardi - prosegue lo scrittore - non pretendono certamente l'esame di 'sardinita'". In merito alla necessità di arginare il fenomeno dei tanti maestri scolastici meridionali che lavorano al Nord, Camilleri si chiede: "Ma perché bisogna arginarlo? Forse perché i meridionali sono più svegli? O perché hanno bocciato il figlio di Bossi?". Al contrario, lo scrittore auspica un "sempre maggiore scambio tra gli italiani perché altrimenti si finisce come quei matrimoni dello stesso gruppo sanguigno che diventano impoverimento culturale. La mentalità che si sta diffondendo - conclude - diventa sempre più localistica e di frazione localistica, in essa scompare perfino l'idea di unità d'Italia".

Questo triste spettacolo leghista, un misto di ignoranza e cattiveria, sta facendo precipitare il paese nel più buio pozzo di cafonaggine mai raggiunto prima.


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Repubblica delle banane 

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ROMA - Totò Riina, a lungo uno dei capi di Cosa Nostra, è stato interrogato per circa tre ore nel carcere di Opera (Milano) dai magistrati della procura di Caltanissetta, che indagano sulle stragi di Capaci e via D'Amelio, nelle quali furono uccisi rispettivamente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, oltre agli uomini di scorta. Al termine dell'interrogatorio, i magistrati hanno lasciato l'istituto di pena senza fare dichiarazioni. L'avvocato Luca Cianferoni, che ha assistito Riina, si è intrattenuto brevemente con i giornalisti, senza tuttavia entrare nello specifico delle dichiarazioni fatte da Riina ai magistrati.
Per le stragi del '92 ''ci sono innocenti in carcere e colpevoli fuori". Lo ha detto l'avvocato di Totò Riina, Luca Cianferoni, lasciando il carcere di Opera (Milano) dove il boss è stato interrogato stamani dai giudici di Caltanissetta che indagano sulle stragi in cui morirono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. L'avvocato non ha voluto confermare quanto il suo assistito avrebbe dichiarato nei giorni scorsi riguardo il coinvolgimento di una mano esterna alla mafia negli eccidi di Capaci e via D'Amelio. "E' una domanda a cui non posso rispondere".
Luca Cianferoni ha aggiunto che, a sua avviso, il processo, già celebrato, per la strage di via D'Amelio "é stata una montatura". "Ci sono innocenti in carcere e colpevoli fuori", ha aggiunto il legale, secondo il quale "ci sono elementi nuovi per poterci difendere".


Non avevamo dubbi. Lo sanno tutti che il nostro è il paese dei figli di puttana e dei mafiosi in parlamento.


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Alla corte del sultano 

foto internet; citazioni repubblica.it

ROMA - La Camera ha votato la fiducia al governo - la ventitreesima della legislatura - posta sul decreto anticrisi. I sì sono stati 294, i contrari 186. L'Mpa di Raffaele Lombardo non ha partecipato allo scrutinio per protesta contro la politica per il sud.
I contenuti. E' ricco di misure che avranno impatto sulla vita degli italiani il maxiemendamento oggetto del voto. Dallo scudo fiscale per i capitali esportati illegalmente alla ministretta sull'età pensionabile, dagli aiuti per le imprese grandi (Tremonti-ter per chi reinveste gli utili) e piccole (moratoria dei debiti bancari e incentivi alla capitalizzazione) alla sanatoria di colf e badanti.


Chi ha truffato lo stato lucrando all'estero potrà far rientrare quei soldi senza praticamente pagarci tasse. Una nuova forte azione in aiuto di chi non ne ha bisogno.
Grandi aiuti alle grandi aziende, piccoli aiuti alle piccole aziende, nessun aiuto alla gente comune che, dopo averlo votato abbacinata dalle rutilanti promesse gaudenti, ora comincia ad avvertire un certo bruciore tra le natiche metaforicamente violate.

Ma Silvio Primo, Signore dei Vulcani e delle Passeggiatrici D'Alto Bordo, francamente se ne fotte. Anzi, si vanta con una supposta baldracca di lusso (lemma altrove assurdo se associato a primo ministro) di avere edificato su reperti archeologici sottratti all'umanità; nella casa delle libertà e delle vacche libertine si può infrangere ogni regola, alla faccia del popolo coglione che l'ha votato:

ROMA - Tombe fenicie a Villa Certosa? Berlusconi ne parla nelle registrazioni dei suoi colloqui con l'escort Patrizia D'Addario a Palazzo Grazioli e la questione si è spostata sul terreno della tutela dei beni culturali mentre l'avvocato del premier Niccolò Ghedini ne smentisce recisamente l'esistenza.
La denuncia. E arriva anche un esposto-denuncia alla procura della Repubblica di Roma, al comando generale dei carabinieri dei beni culturali e, per conoscenza, al ministro dei Beni culturali: a presentarlo è l'Osservatorio internazionale archeomafie. Lo rende noto il presidente, Maurizio Montalto. Anche la politica non rimane indifferente grazie ad un'interrogazione dell'Italia dei Valori.
Nella denuncia si chiede alle autorità, una volta verificata la fondatezza delle circostanze segnalate, di "valutare se ricorrano ipotesi di reato" , di individuare "i responsabili dello stesso e adottare tutti gli atti persecutori sanzionatori del caso nei confronti degli stessi. Valuti altresì se ricorrono i presupposti per disporre il sequestro dei beni e ne compia gli atti consequenziali".


E' lo stesso tronfio nano gaudente che ha urinato in allegria sulla volontà popolare che nel 1987, con 20 milioni d'italiani votanti, ha detto un NO grande come una casa al nucleare. E la carogna sale.


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Dopo essersi fatto bello col loro dolore al G8 il nano tradisce gli aquilani 

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L'AQUILA - Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, non indosserà più la fascia tricolore per protesta contro la normativa fiscale che impone ai residenti nei Comuni del cratere sismico la restituzione al 100% a partire dal prossimo gennaio delle tasse sospese dopo il terremoto.
"Se devono lasciarci in questa situazione - ha detto Cialente - non indosserò più la fascia tricolore da sindaco. Con questa situazione fiscale l'economia aquilana non può ripartire". Il primo cittadino ha invitato a lanciare un messaggio netto: "Nel momento in cui il Paese, rappresentato dal Governo, decide che L'Aquila è tornata in una situazione di normalità e, quindi, può pagare tranquillamente le tasse, c'é bisogno di un segnale importante". Cialente si è detto pronto anche a restituire la fascia al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "La riprenderò - ha dichiarato - solo quando vedrò che questo Paese ci è vicino". Il sindaco critica anche la scelta di non destinare i proventi dello scudo fiscale alle aree terremotate. Lunedì prossimo la Commissione congiunta di finanze e bilancio discuterà gli emendamenti presentati in Parlamento per modificare i parametri di restituzione degli oneri fiscali non versati. "Allo stato attuale - ha sostenuto il deputato Giovanni Lolli (Pd) - gli aquilani devono restituire il 100% delle tasse e degli oneri previdenziali in 24 rate a partire da gennaio. Ciò vuol dire che fra sei mesi i cittadini, oltre a tornare a pagare i mutui, dovranno versare tasse e oneri, con una maggiorazione di 23 milioni di euro al mese per gli arretrati, per un totale di 513 milioni di euro in più in due anni. E' una zona franca al contrario". Gli emendamenti presentati da Pd, Mpa, Udc e Idv chiedono invece un'ulteriore sospensione di sei mesi dei versamenti fiscali e una restituzione forfettizzata al 40% dopo dieci anni, con un regime simile a quello utilizzato per il terremoto in Umbria e nelle Marche. Sarà discusso anche un emendamento in proposito del deputato Marcello De Angelis (Pdl).


Dedico questa PREVEDIBILISSIMA, ennesima schifezza dello psicofascio a quei pirla di aquilani che gli hanno creduto votandolo. Forse ora capite, ancora una volta troppo tardi.


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