Non si fa in tempo a stargli dietro. Il panorama politico italiano è così impregnato di elementi antidemocratici che non si riesce a occuparsi di tutti gli attentati alla partecipazione democratica e di popolo: sono troppi;
avevo intenzione di parlare di un partito detto "democratico" appena costituito e che dimostra d'essere invece tutt'altro: l'organigramma calato dall'alto dalla Veltroni & Co. fa infuriare Parisi e tutti i suoi: è lui il primo a denunciare la mancanza di democrazia nel partito democratico. Bah.
Ma stasera mi preme molto di più l'avanzata fascista parlamentare che impedisce la commissione d'inchiesta sulla mattanza premeditata dei picchiatori fascisti alla testa degli attacchi squadristi della polizia a Genova, G8 del 2001.
Non un organo d'ordine pubblico ma ricostituzione del dissolto partito fascista. Oggi è stata legittimata la ricostituzione del fascio. Oggi muore di nuovo la Costituzione sotto i colpi dei suoi traditori.
L'apposita commissione alla Camera ha bocciato l'istituzione di questa inchiesta. Determinanti i voti dell'Idv (Di Pietro) e dell'Udeur (fondata nel 1999 da Clemente Mastella, ministro della giustizia con la minuscola) che hanno votato addirittura con la cdl. A questa gente non fa schifo proprio niente. E per ultimo, anche se meno importante di fronte a questo disastro umiliante e degno di regimi da Sudamerica dei decenni passati, un altro profondo tradimento del programma.
Questa è la goccia che fa traboccare il vaso. Caro (?) Professore, in questo modo non dimostri d'essere non dico migliore ma almeno uguale allo psiconano. Vergogna. Il governo di sinistra più fascista che la storia ricordi. Provo disgusto. Genova insabbiata dal fascismo prodiano di sinistra.
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( 3 / 80 )Oggi durante la cerimonia di beatificazione di un cinque centinaia circa di spagnoli di qualche secolo fa (oddio, e ora come si fa coi calendari?? Non c'entrano tutti..), davanti a una chiesa frequentata prevelentemente da gente dell'Opus Dei è successo questo; Ansa:
"PROTESTA CENTRI SOCIALI FINISCE IN RISSA CON OPUS DEI - Una protesta di un gruppo di aderenti ai centri sociali davanti a una chiesa frequentata da fedeli dell'Opus Dei a Roma e' finita in rissa all'uscita della messa.
Sei persone sono state fermate e identificate dai carabinieri, mentre un furgone e materiale fotografico e video sono stati sequestrati dalla polizia. Alle 11,45 aderenti al collettivo 'Militant'' e del collettivo ''Facciamo breccia'', appartenenti alla rete dei centri sociali romani, hanno esposto uno striscione davanti alla chiesa Sant'Eugenio in piazza delle Belle Arti con scritto: ''Chi ha ucciso, torturato e sfruttato non puo' essere beato''. Insieme allo striscione e' stata esposta una riproduzione su un pannello di due metri per cinque della Guernica di Picasso. La protesta nasce perche' stamani il Papa ha beatificato 498 martiri uccisi in Spagna negli anni Trenta del secolo scorso. Quando i fedeli cattolici sono usciti dalla chiesa, al termine della funzione religiosa, la protesta ha provocato la loro ira. Una trentina di fedeli ha urlato e strappato lo striscione e fatto a pezzi la riproduzione del celebre dipinto.
Secondo quanto riferito da aderenti ai collettivi, i cattolici avrebbero ''aggredito anche fisicamente i giovani e inneggiato a Franco''. A quel punto la rissa e' stata sedata dall'intervento delle forze dell'ordine. I carabinieri, precisamente l'Ottavo Battaglione Lazio che stava andando a prendere servizio allo Stadio Olimpico, ha fermato e identificato le sei persone mentre la polizia ha bloccato il furgone dei collettivi in via Bruno Buozzi: all'interno del mezzo vi era una scala, una telecamera e una macchina fotografica con cui gli aderenti ai collettivi avevano ripreso l'intera rissa".
Tranquilli, con i filmati sequestrati la cosa verrà messa a tacere prima che ve ne accorgiate. Proprio in stile col film.
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( 3 / 75 )Ansa:
ROMA - La terza corte d'assise di Roma ha dichiarato il difetto di giurisdizione e disposto il non luogo a procedere per Mario Lozano, l'ex soldato Usa che il 4 marzo 2005 uccise Nicola Calipari a Baghdad. La decisione è stata presa dal collegio presieduto da Angelo Gargani dopo una camera di consiglio durata più di due ore. Il pronunciamento della Corte ha quindi posto fine al processo a Lozano, mai comparso davanti all'autorità giudiziaria italiana, per omicidio volontario.
La Corte di assise, in particolare, ha deciso sulla base di un'eccezione sollevata dall'avvocato Alberto Biffani, difensore dell'imputato, il quale rivendicava la carenza di giurisdizione dell'Italia a processare l'ex soldato che il 4 marzo 2005, sulla Irish Route, fece fuoco sulla Toyota che stava conducendo all'aeroporto Nicola Calipari, l'inviata del Manifesto Giuliana Sgrena e l'agente del Sismi Andrea Carpani.
La Corte, quindi, ha accolto le argomentazioni dell'avvocato Biffani il quale, tra l'altro, sosteneva il difetto di giurisdizione alla luce dell'adesione dell'Italia ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza secondo la quale tutto il personale della coalizione che opera in Iraq è sottoposto alla giurisdizione dello Stato di invio.
SGRENA, HA VINTO L'ARROGANZA AMERICANA
"Ha vinto l'arroganza americana che non voleva questo processo". Così Giuliana Sgrena, l'inviata del Manifesto ferita il 4 marzo 2005 a Baghdad nella sparatoria culminata nella morte di Nicola Calipari, ha commentato la decisione della terza Corte di assise di Roma che oggi ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di Mario Lozano per difetto di giurisdizione. "E' una decisione incredibile e inconcepibile - ha aggiunto la giornalista - non si vuole fare giustizia per Calipari, celebrato come un eroe quando è tornato in Italia in una bara. Ma l'Italia non vuole capire cosa sia successo". "A Lozano non ho nulla da dire - ha concluso Sgrena - vorrei conoscere la verità e solo lui poteva dircela. L'Italia ha perso la sua sovranità".
LA VEDOVA, HANNO UCCISO NICOLA PER LA SECONDA VOLTA
"Hanno ucciso Nicola per la seconda volta, e stavolta in nome del popolo italiano". E' duro il commento di Rosa Villecco Calipari, vedova del funzionario ucciso a Baghdad, alla dichiarazione del non luogo a procedere per difetto di giurisdizione nei confronti del soldato Usa Mario Lozano. La senatrice parla di una conclusione "contraddittoria": "La Corte ha dovuto decidere sulla qualificazione del delitto politico senza conoscere gli atti. La sovranità del nostro Stato si ferma davanti alla discrezionalità di un cittadino straniero che decide di non mettere piede in territorio italiano". Rosa Villecco ha saputo la notizia mentre era in aula in senato: "Casson è intervenuto a fine seduta per chiedere l' intervento immediato in aula del ministro della Giustizia per avere delucidazioni".
SODDISFATTO DIFENSORE LOZANO,INCREDULE PARTI CIVILI
"E' stato dimostrato che il nostro sistema giudiziario è con i fiocchi perché in grado di correggere errori di esercizio dell'azione penale". L'avvocato Alberto Biffani, difensore di Mario Lozano, non nasconde la sua soddisfazione per la decisione della Corte di assise di Roma che oggi ha dichiarato il non luogo a procedere per il suo assistito. "Ero convinto della fondatezza delle mie tesi - ha aggiunto il penalista - e la Corte ha ritenuto che non ci fosse la giurisdizione per celebrare questo processo. Vedremo ora le motivazioni. L'ufficio del pubblico ministero conserva intatti, comunque, i poteri di impugnazione". Sorpreso dalla decisione della Corte l'avvocato Franco Coppi, legale di parte civile per conto di Rosa Calipari, moglie di Nicola oggi assente in aula, e dei figli. "Non me l'aspettavo - ha dichiarato - eravamo convinti di avere ragione. Certamente è una decisione sorprendente, aspettiamo le motivazioni".
DIFENSORE LOZANO: "ORA VUOLE VENIRE IN ITALIA"
Ora che non può più essere processato per il caso Calipari, Mario Lozano vuole andare in Italia. Lo ha detto Ed Hayes, l'avvocato americano del soldato della Guardia Nazionale per cui oggi la terza Corte d'Assise di Rima ha deciso il non luogo a procedere. "Mario aveva sempre voluto andare in Italia. Ha parenti lì. Ma era difficile per lui fintanto che era sotto processo", ha detto Hayes all'Ansa.
L'avvocato ha detto che Lozano è "molto contento" della decisione del tribunale italiano. E' stato "un pronunciamento molto equo" - ha detto il legale - in linea con "la lunga e sofisticata storia del sistema giudiziario in Italia". Attraverso Hayes, il soldato protagonista nel marzo 2005 a Baghdad della sparatoria al posto di blocco in cui ha trovato la morte il funzionario del Sismi Nicola Calipari mentre la giornalista Giuliana Sgrena è rimasta ferita, ha espresso gratitudine per il lavoro del suo legale italiano Alberto Biffani ("é stato fantastico") e apprezzamento per l'appoggio ricevuto dal Pentagono. Oggi il portavoce del Dipartimento della Difesa Todd Vician ha commentato che la morte di Calipari a Baghdad "fu una tragedia", ma per il Pentagono restano validi i risultati dell'inchiesta congiunta Usa-Italia del 2005, che escludevano ulteriori azioni legali contro i soldati al posto di blocco. Quanto alle reazioni dell'opinione pubblica italiana alla decisione di oggi della Corte d'Assise, Hayes ha detto che "molti italiani si rendono conto che è stato un terribile incidente". Lozano - ha detto l'avvocato - è convinto che in Italia "l'uomo della strada non sarà infuriato con lui". Quanto alla reazione di Giuliana Sgrena, secondo cui oggi in tribunale "ha vinto l'arroganza americana", Hayes ha detto che la giornalista "non è un testimone credibile".
"La Sgrena - ha detto il legale - odia gli Stati Uniti e permette che le sue opinioni politiche colorino le sue affermazioni". Hayes è un celebre penalista del foro di New York: negli anni Ottanta è stato una star di celebri processi di mafia. Oltre ad aver ispirato il personaggio del romanzo di TomWolfe Il Falò delle Vanità, Hayes è apparso in Goodfellas diMartin Scorsese e ha scritto un libro intitolato "Mouthpiece: alife in, and sometimes just out, the Law'.
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( 2.9 / 73 )Ovvero senza spargimento di sangue. Con un atto arbitrario e di forza, in apparenza definibile come golpista, è stata tolta al Magistrato competente l'inchiesta che si era permessa di toccare le uniche persone in grado di contrastarlo. Mi associo alla richiesta di invio email di solidarietà e di sottoscrizione dell'appello diffuso tramite un post sul blog della Lista Civica Nazionale.
Chi vuole sostenere l'appello perchè sia il Presidente della Repubblica ad intervenire direttamente come garante in quanto Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura può inviare una mail all'indirizzo info@repubblicadeicittadini.com con oggetto "Appello DeMagistris" e inserendo solo Nome, Cognome e luogo di residenza.
Grazie anche da parte mia, oltre che dei primi sottoscrittori dell'iniziativa (Roberto Alagna, Oliviero Beha, Francesco Pardi, Elio Veltri).
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( 3.1 / 73 )Però, per dovere di cronaca, ecco una dichiarazione di Gentiloni dal sito Ansa:
ROMA - "L'allarme lanciato da Beppe Grillo e ripreso da molti commenti al mio blog è giustificato: il disegno di legge sull'editoria, proposto dalla Presidenza del consiglio e approvato una settimana fa in Consiglio dei Ministri, va corretto perché la norma sulla registrazione dei siti internet non è chiara e lascia spazio a interpretazioni assurde e restrittive". Lo pensa il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, che dal suo blog, interviene nella polemica aperta da Grillo sul ddl che inizierà il suo iter mercoledì alla Camera, per dire che c'é un errore da correggere. "Naturalmente, mi prendo la mia parte di responsabilità - continua Gentiloni - (come ha fatto anche il collega Di Pietro nel suo blog) per non aver controllato personalmente e parola per parola il testo che alla fine è stato sottoposto al Consiglio dei Ministri.
Pensavo che la nuova legge sull'editoria confermasse semplicemente le norme esistenti, che da sei anni prevedono si una registrazione ma soltanto per un ristretto numero di testate giornalistriche on line, caratterizzate da periodicità, per avere accesso ai contributi della legge sull'editoria. va bene applicare anche ai giornali on line le norme in vigore per i giornali, ma sarebbe un grave errore estenderle a siti e blog". Per il ministro invece "il testo è troppo vago sul punto e autorizza interpretazioni estensive che alla fine potrebbero limitare l'attività di molti siti e blog. Meglio, molto meglio lasciare le regole attuali che in fondo su questo punto hanno funzionato. Riconosciuto l'erroe - conclude Gentiloni - si tratta di correggerlo. E sono convinto che sarà lo stesso sottosegretario alla presidenza Levi a volerlo fare".
VI CONTROLLIAMO: I BLOG PER LA MAGGIOR PARTE SONO GESTITI DALLA VOSTRA (FORSE EX) BASE ELETTORALE.
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