Ieri ci hanno provato in piazza Navona a Roma. Guarda caso quel camioncino scoperto, visibilissimo, pieno di fascisti vigliacchi, come vigliacchi si sono sempre dimostrati tutti i fascisti di ogni tempo e storia, teste di cavolo armate di mazze con tricolore (!) contro studenti disarmati, vermi schifosi vigliacchi, quel camioncino è sbucato dallo stesso angolo da dove dopo qualche minuto è sbucata la polizia. Non credo che li abbiamo lasciati passare come ha detto qualche commentatore. Credo che i mandanti dell'aggressione fascista siano proprio loro, le braccia armate del regime, con l'obiettivo di distogliere l'attenzione dal disastroso decreto gelmini e far parlare i tg servi di altro invece che del merito della questione.
Io c'ero negli anni settanta, quando i servizi deviati facevano scoppiare bombe una volta con un colore, una voltra con l'altra, per fare casino e distogliere l'attenzione dal furto che la bassa politica faceva nel frattempo di ogni risorsa appena fruttuosa. Le stragi di stato.
E' la stessa strategia della tensione. Ma stavolta hanno perso.
Oggi in piazza è scesa tutta l'Italia degna di questo nome, per urlare lo sdegno e lo schifo che la gente per bene prova di fronte a questa aggressione arrogante del valore PUBBLICO dell'Istruzione.
Ansa - ROMA - Un lungo corteo di protesta a Roma, dove secondo i sindacati sono in strada un milione di persone per lo sciopero generale contro la "riforma" Gelmini. Iniziative, manifestazioni, proteste e lezioni in strada in tutta Italia, da Bolzano a Palermo. Il giorno dopo l'approvazione in legge del decreto 133 sul maestro unico non si ferma il dissenso del mondo della scuola che si è dato appuntamento a piazza del Popolo a Roma per il comizio finale - con tanto di Inno di Mameli - dello sciopero generale indetto da Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda. Ma in tutta la Capitale sono stati segnalati cortei, dalla Sapienza fino al Grande Raccordo Anulare, dove dai pullman bloccati nel traffico sono scesi i manifestanti che hanno iniziato a dirigersi verso le stazioni della metropolitana o organizzato sit in nei parcheggi.
Gli studenti universitari hanno srotolato un nastro bianco e rosso di fronte all'ingresso principale del ministero dell'Istruzione come ''a chiudere'' simbolicamente il dicastero. ''Chiudiamo il ministero, apriamo le scuole e le universita' - dice una studentessa col megafono - Non ci fa paura la polizia e i militari nelle strade''. Da poco la manifestazione ha ripreso a camminare in direzione della stazione Trastevere. ''Ci rimettiamo in cammino e continuiamo a bloccare la citta' - dice un altro studente -. La citta' e' nostra''. Secondo gli organizzatori la coda del corteo degli universitari si trova ancora dalle parti di Largo Argentina
[...]
Non si contano le proteste nel resto del Paese. A Bolzano sono scesi in piazza insieme ragazzi di lingua italiana e tedesca; presidi e cortei anche a Trento; a Venezia gli studenti hanno sfilato sul Ponte della Libertà; lezioni in stazione a Trieste; a Torino l'orchestra del Teatro Regio ha suonato per gli studenti; a Genova è stata occupata la stazione Principe; a Milano concentramento e corteo organizzato per lo sciopero generale della scuola; a Bologna alla protesta ha partecipato anche Beppe Grillo; cortei di universitari a Napoli; genitori e bambini hanno sfilato a Bari; in Calabria sono segnalati cortei in tutte le città, con il blocco dell'accesso a Catanzaro; in Sicilia, da Palermo a Caltanissetta sono scese in strada 100 mila persone; in migliaia anche a Cagliari.
Tutti sono scesi in piazza, genitori, figli, studenti, professori delle medie come universitari, studenti di ogni ordine e grado, addirittura nonni.
Questo scempio ha lo scopo di trasformare in fondazioni private le scuole pubbliche. Contro questo scempio serve una democratica rivoluzione. E oggi è cominciata.
Contro l'arroganza becera di questo regime uccisore della democrazia rimane solo una strada prima dell'irreparabile: il referendum abrogrativo.
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( 3.1 / 45 )Ammetto che ha ragione il Vaticano: la decisione se santificare o meno qualcuno è un loro affare interno, perciò nessuno dall'esterno si può permettere di sindacare le loro scelte. Siccome appunto sono d'accordo, non dirò nulla sull'argomento, se non che negli ultimi tempi i cristiani sono diventati pericolosamente idolatri: adorano discutibili personaggi dalla più che dubbia moralità, come il teatrale frate di Petralcina o papa Pacelli per l'appunto; di Gesù, forse il più grande uomo mai nato sulla terra e del suo rivoluzionario messaggio pare non fregare più niente a nessuno.
Dunque quello è un club, chi ci vuol stare ci sta altrimenti se ne sta fuori.
Da fuori mi limito a riportare un'Ansa:
di Paolo Cucchiarelli
ROMA - C'è un nuovo tassello da inserire nel cangiante e spesso contraddittorio mosaico del rapporto tra Pio XII e gli ebrei nell'autunno del 1943, quando le Ss di Herbert Kappler arrestarono poco più di mille romani nel ghetto e nei quartieri della "città aperta" e li spedirono ad Auschwitz.
Si tratta di documenti che arrivano dagli archivi inglesi e americani, visto che quelli vaticani sono tuttora inaccessibili. Uno di questi illustra l'incontro avvenuto due giorni dopo la retata nel ghetto, il 18 ottobre '43, tra il Papa e l'inviato straordinario della Gran Bretagna presso la Santa Sede: in quella occasione Pio XII tace sulla retata e il diplomatico gli chiede di interpretare con maggior determinazione il suo ruolo. In quel contesto Pacelli afferma che i tedeschi si sono comportati "correttamente" con il Vaticano.
In quelle ore il treno con gli ebrei romani sta per partire verso Auschwitz. Due mesi dopo la deportazione degli ebrei romani il Papa, il 13 dicembre del '43, conversando con l'ambasciatore tedesco Ernest von Weiszaecker, che aveva cercato di opporsi alla deportazione, aveva illustrato la sua posizione sugli sviluppi della guerra. Il diplomatico aveva riassunto il tutto in un rapporto che è stato rintracciato durante alcune ricerche dagli studiosi Mario J. Cereghino e Giuseppe Casarrubea che le pubblicheranno in un prossimo volume.
"Il Papa si augura - afferma il rapporto fatto avere ai servizi americani da Fritz Kolpe, la più importante 'talpa' che gli Usa avevano all' interno del ministero degli Esteri tedesco - che i nazisti mantengano le posizioni militari sul fronte russo e spera che la pace arrivi il prima possibile. In caso contrario, il comunismo sarà l'unico vincitore in grado di emergere dalla devastazione bellica. Egli sogna l'unione delle antiche Nazioni civilizzate dell'Occidente per isolare il bolscevismo ad Oriente. Così come fece Papa Innocenzo XI, che unificò il continente (l'Europa) contro i musulmani e liberò Budapest e Vienna".
Proveniente dagli archivi inglesi è invece il resoconto dell'incontro del 18 ottobre del '43 tra l'inviato straordinario inglese Sir D'Arcy Osborne e il Papa. Da due giorni gli ebrei romani sono stati prelevati dalle loro case; lo stesso giorno, alle 14, partiranno dalla stazione Tiburtina verso il campo di concentramento. Nulla il Papa dice di quanto è avvenuto in quelle ore. Pio XII parla della difficile situazione alimentare a Roma che potrebbe portare a tumulti e della sua volontà di non abbandonare la città a meno di non essere "rimosso con la forza".
L'ambasciatore è colpito dall'atteggiamento del Papa che gli dice di non avere elementi per lamentarsi del generale Von Stahel, comandante della piazza militare di Roma, e degli uomini della polizia tedesca "che finora hanno rispettato la neutralità" della Santa Sede. "Io ho replicato - scrive il diplomatico nel rapporto indirizzato al ministro degli Esteri Eden - di aver capito che quando il Vaticano parlava di preservare 'Roma citta' apertà, si riferisse alle operazioni militari. A parte il fatto che la denominazione 'Citta' apertà è una farsa, l'Urbe è alla mercé dei tedeschi che sistematicamente la privano di tutti i rifornimenti e della manodopera, che arrestano ufficiali italiani, giovani e carabinieri e che applicano metodi spietati nella persecuzione degli ebrei. (...)".
Il diplomatico cerca di far uscire Pio XII dal suo atteggiamento. "Io ho affermato che Egli dovrebbe fare tutto il possibile per salvaguardare lo Stato della Città del Vaticano e i suoi diritti alla neutralità. Egli ha replicato che in tal senso e fino a questo momento, i tedeschi si sono comportati correttamente", aggiunge nuovamente il diplomatico. Una affermazione fatta mentre la città è ancora sotto choc per la retata arrivata dopo il ricatto dei 50, inutili, kg di oro chiesti agli ebrei per evitare la deportazione. "A mio parere - scrive ancora il rappresentante inglese - molta gente ritiene che Egli sottostimi la Sua autorità morale e il rispetto riluttante di cui Egli è oggetto da parte dei nazisti, dal momento che la popolazione tedesca è cattolica. Ho aggiunto di essere incline a condividere questa opinione e l'ho esortato a tenerlo bene in mente nel corso dei futuri avvenimenti, nel caso emergesse una situazione in cui fosse necessario applicare una linea forte".
"Mettendo a raffronto i due documenti - commentano gli studiosi - risulta chiaro che Pacelli si sente a suo agio con l'ambasciatore tedesco. Con il rappresentante inglese assume un atteggiamento freddo, facendo leva su un giudizio del tutto formale tanto da suscitare la inusitata reazione del diplomatico". I due studiosi, già autori di un volume sulla guerra al comunismo in Italia tra il '43 e il '46, "Tango connection", sottolineano la difficoltà di raccogliere in Italia elementi documentali sulla questione ebrei-Vaticano: "Tuttavia migliaia di documenti sulla situazione della Santa Sede negli anni della seconda guerra mondiale sono da tempo disponibili negli Archivi di College Park negli Stati Uniti e di Kew Gardens in Gran Bretagna. Sono carte provenienti dai fondi dei servizi segreti angloamericani, del Dipartimento di Stato Usa e del Foreign Office britannico", spiegano. "Il nostro archivio ww.casarrubea.wordpress.com), conserva rapporti dei Servizi Usa sulle pesanti ingerenze esercitate dalla Santa Sede e in particolare da Pio XII e da Montini, il futuro Paolo VI, nella formazione del primo governo De Gasperi".
Ogni essere umano è libero di pensarla come vuole. I fatti però, restano fatti.
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( 3.1 / 42 )Così è iniziato l'intervento di Veltroni. La manifestazione è stata un successo nonostante il tempo incerto (piove, governo ladro!), 2 milioni e mezzo di partecipanti secondo gli organizzatori, 37 persone secondo la questura, ovviamente.
ANSA - Roma, Circo Massimo - "Un'altra Italia è possibile. E la faremo insieme". Così Walter Veltroni ha concluso il suo intervento. "L'Italia della legalità, e non della furbizia - dice il leader del Pd - L'Italia della responsabilità, e non dell'esclusivo interesse personale. L'Italia del merito, e non dei favori. L'Italia della solidarietà, e non dell'egoismo. L'Italia dell'innovazione, e non della conservazione. Le cose possono cambiare. Le cose cambieranno".
"L'Italia è un paese migliore della destra che la governa. Alimentano l'odio in un paese diviso, cavalcano la paura in un paese spaventato. Ma l'Italia, nonostante tutto, resta migliore". E' la convinzione espressa dal segretario del Pd.
"Stanno facendo dell'Italia - attacca Veltroni - un deserto di valori e la chiamano sicurezza, stanno cercando di creare un pensiero unico e lo chiamano gradimento, consenso. Stanno calpestando principi e regole della vita democratica e la chiamano decisione. Ma l'Italia, nonostante tutto, resta migliore".
A parte una dichiarazione a proposito di un impegno a spendere 6 miliardi di euro (!) e Colaninno (figlio) lì dietro a ricordare cos'è davvero il pd, tutto sommato sono d'accordo con i contenuti, soprattutto quando parlando dell'invito del nanetto peloso ad acquistare azioni dei suoi amici in piena crisi finanziaria mondiale, che sarebbe un reato in un qualsivoglia paese appena normale, ha detto: "in un altro paese sarebbe successo un disastro, ma siccome sanno chi è questo personaggio, lasciano stare".
Un pò tardino, quando ormai il regime è insediato e spadroneggia spavaldo, ma almeno qualcosa si muove, porca miseria.
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( 3 / 35 )Il regime, grazie all'occupazione degli organi di informazione di massa che tengono per le palle, sta diffondendo falsità su falsità. Governo mentitore, falso e bugiardo.
Lascia intendere vigliaccamente di voler difendere ipotetici studenti che vogliono studiare, mentre la verità è che università italiane sono sì tutte occupate, ma la didattica non è interrotta. Sapete qual'era lo slogan di testa della manifestazione di Torino? Eccolo: "LOTTA DURA PER LA CULTURA".
Questa è la verità, perfidi bugiardi governanti. Non si manifesta per fare casino ma "per la cultura", che a molti di voi manca davvero tanto e si vede.
Addirittura nella Catania serva delle mafie di destra gli striscioni recitano "BERLUSCONI, TREMONTI, GELMINI: NON VOLETE STUDENTI MA BURATTINI". Anche questo dovrebbe dirla lunga. Ma il buon senso a questo regime incapace e casinista difetta di gran lunga:
ANSA - ROMA - E' finito ancora prima di cominciare il dialogo tra il ministro dell'Istruzione e le associazioni studentesche, o almeno con una buona parte di esse. ''Il decreto resta'' ha ribadito il ministro chiudendo con questa frase la porta al confronto con tutti quegli studenti (Uds, Udu, Rete degli studenti in testa) che avevano posto come condizione per sedersi al tavolo il ritiro dei provvedimenti (dl 137, legge 133) contestati nell'ultimo mese da oltre 300 cortei in tutta Italia.
E allora, visto che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, ecco l'unica risposta possibile contro questo decreto assassino della cultura e della scuola pubblica:
ANSA - DA VENEZIA A NAPOLI, UN ALTRO GIORNO DI LOTTA
E' stata una nuova giornata di agitazione, per gli studenti in protesta contro il decreto Gelmini: si rinnovano occupazioni, autogestioni, lezioni all'aperto e cortei in molte citta' italiane. A partire da Roma, dove, mentre i rappresentanti delle associazioni studentesche erano a colloquio con il ministro dell'Istruzione, migliaia di alunni dei licei si sono radunati al Circo Massimo. Da li', un corteo ha raggiunto il Senato e Montecitorio, al grido di ''Gelmini vattene a casa''.
Serata di tensione, poi, al Festival del Cinema, con gli studenti che si sono presentati in massa all'Auditorium: ''la manifestazione costa 15 milioni di euro, mentre a noi vogliono tagliare i fondi per la cultura''. Questo il quadro delle occupazioni e delle proteste regione per regione. - A TORINO, 200 studenti hanno sfilato per le vie della citta'.
- In LOMBARDIA, varie le manifestazioni: a Milano, lezioni in piazza del Duomo, mentre un corteo non autorizzato ha sfilato fino all'Accademia di belle arti di Brera. A Bergamo, studenti universitari hanno sfilato fino alla sede dell'ateneo.
- A VENEZIA, dove il sindaco Cacciari si e' schierato al fianco degli studenti in agitazione, piu' di mille ragazzi hanno partecipato prima a un'assemblea nel cortile di Ca' Foscari, per poi spostarsi sotto il ponte di Rialto, dove Mario Isnenghi, docente di storia contemporanea, ha improvvisato una lezione. A Rovigo sono stati 600 i partecipanti a un corteo.
- A TRIESTE, universitari e liceali preparano insieme il corteo di domani.
- A LA SPEZIA e' stato occupato il liceo scientifico Pacinotti, e circa mille studenti hanno sfilato per le strade. Stasera e' stata organizzata una cena di protesta sulle strisce pedonali.
- A BOLOGNA si e' svolta un'assemblea di ateneo.
- TOSCANA sempre in fermento: un corteo a Carrara, composto da 2 mila tra studenti, insegnanti e genitori, ha raggiunto il palazzo comunale, dove ha raccolto l'appoggio del sindaco Angelo Zubbani. A Pistoia, per danneggiamenti e atti di vandalismo sono stati segnalati alla procura 20 studenti.
- A PERUGIA e' stata fissata per domani, a Giurisprudenza, un'assemblea per stabilire le prossime iniziative di protesta.
- A ROMA, oltre alla manifestazione nel centro storico, a Tor Vergata, studenti e docenti della facolta' di Scienze hanno proseguito la mobilitazione, con tanto di proposta di blocco della didattica.
- IN ABRUZZO, a Lanciano, i genitori degli alunni di due scuole elementari sono in assemblea permanente, mentre a Campobasso, in Molise, si e' svolta un'assemblea dei rappresentanti di tutte le scuole superiori.
- A NAPOLI, protesta a tutto campo del mondo della scuola e dell'universita'. Gli studenti dell'istituto Serra si sono barricati nella scuola, bloccando l'ingresso con una catena. Autogestione al Convitto Vittorio Emanuele II: alcuni docenti hanno fatto lezione in piazza Dante, davanti a studenti imbavagliati e a un cartello con scritto ''La cultura non si zittisce''. Un corteo di studenti partito da piazza del Gesu' ha, come ieri, mandato in tilt il traffico cittadino. Lezione in piazza anche a San Domenico Maggiore.
- In PUGLIA, a Lecce, un centinaio di manifestanti col volto coperto hanno fatto irruzione in alcune scuole, in particolare il liceo Banzi, dove hanno interrotto le lezioni e compiuto atti vandalici. A Bari, e' stato stabilito un calendario di lezioni universitarie all'aperto, che partiranno lunedi'. Martedi' e' prevista, a Giurisprudenza, un'assemblea a cui parteciperanno anche studenti delle scuole superiori.
- A POTENZA, 2 mila studenti delle scuole superiori hanno sfilato fino al campus universitario di Macchia Romana.
- In CALABRIA sono diverse le citta' in agitazione: migliaia di ragazzi in marcia a Cosenza dietro lo striscione ''Non ci avrete mai come volete voi: ignoranti''. Studenti in piazza anche a Catanzaro. Assemblee nei licei di Lamezia Terme, mentre a Reggio Calabria il liceo Volta ha proclamato lo ''sciopero bianco'', con discussioni in classe.
- In SICILIA, autogestioni nei licei di Palermo, e manifestazione a Catania.
- A CAGLIARI, in piazza 500 studenti medi e universitari.
Avanti ragazzi, la ragione è palesemente dalla vostra parte. Non cedete contro questo governo di picchiatori fascisti, quale ha ampiamente dimostrato di essere caricando ieri a Milano studenti addirittura seduti!
Avanti, W la Libertà, W la Cultura, W l'Istruzione PUBBLICA! Pubblica per la miseria, PUBBLICA!
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( 3 / 34 )il manifesto, 23 ottobre 2008
Con la legge sui tagli alla scuola si prosegue nell'obiettivo di annullare tutte le voci critiche. Uno dei primi passi per riuscirci è stato quello di tagliare i finanziamenti ai quotidiani: quelli con tiratura sufficiente a sopravvivere problemi non ne avranno; quelli che si salveranno sono tutti sotto un editore che ne influenza le linee e i comportamenti.
Il manifesto è l'unica voce critica che un padrone non ce l'ha: è una cooperativa. Che siate d'accordo con questa linea editoriale oppure no, per una questione di libertà di pensiero e per difendere davvero la democrazia chi di voi può aderisca alla raccolta di fondi per non chiudere la testata. L'unica ancora libera.
Soprattutto ora che sul serio abbiamo un solo conduttore, un solo grande fratello capace di condizionare l'opinione pubblica con tv e giornali: il vero (gran) maestro unico.
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