Dopo questo lungo elenco di aspetti negativi, passiamo a quelli positivi.
I coloni israeliani finalmente rimandati a casa loro, anche se solo da Gaza; i palestinesi che mostrano una inaspettata forza di carattere che non li fa rispondere alle provocazioni; gli elettori nordamericani che cominciano a capire, aprendo dunque al mondo una speranza di finirla col sangue, aprendo uno spiraglio alla cancellazione della tragica e criminale era Bush; almeno uno di voi che finalmente apre gli occhi e incrementa il numero degli elefanti che con me si dondolano sul filo di questa ragnatela. Vi sembra poco? Non credo proprio. Magari questo ultimo punto è il più pesante, intendo dire quello col maggiore peso politico. Se non altro è certamente quello che più mi sta a cuore.
Ah, dimenticavo; in questa incredibile estate 2005 è arrivata l’ennesima conferma del fatto che Michael Scheuer, almeno circa la ingiustificabile impreparazione con cui gli Usa hanno approntato o meglio raffazzonato l’intervento militare in Iraq, aveva ragione. Ecco un brano tratto dall’articolo apparso su Repubblica del 19 agosto 2005, con questo sottotitolo: “Un mese prima dell’invasione il Dipartimento di Stato Usa avvertiva: militari disorganizzati”.
[…] i vertici militari erano stati avvertiti prima dell’inizio delle operazioni militari per rovesciare il regime di Saddam Hussein. Sapevano a quali rischi li avrebbe esposti deporre il raìs senza rivedere i piani per il Paese. Ci sarebbero stati attentati, violenza, abusi dei diritti umani e l’immagine degli Stati Uniti sulla scena internazionale ne sarebbe stata indebolita. Tutto era previsto. La storia dell’Iraq post-bellico è un copione del 7 febbraio 2003, uno scenario descritto in un memorandum riservato, parzialmente declassificato, e diffuso dal National Security Archive, un gruppo di ricerca no-profit della George Washington University.
Il Washington Post riporta ieri che tre alti funzionari del Dipartimento di Stato avevano messo in guardia sul lavoro degli ufficiali del Comando Centrale Usa, responsabile delle operazioni nell’area del Golfo. “Ci sono serie lacune nella pianificazione della sicurezza e dell’assistenza umanitaria del dopo guerra”, è la premessa del rapporto indirizzato al sottosegretario per la democrazia e le questioni globali, Paula Dobriansky. Le conseguenze indicate: “Queste lacune a breve termine potrebbero dar luogo a gravi abusi dei diritti umani che potrebbero rovinare una campagna militare per altri versi di successo e la nostra reputazione internazionale”.
Beh, tanto di cappello a Scheuer. E allora a maggior ragione appare evidente la stupidità di Bush che ha ignorato tutti gli avvertimenti e ha dato incautamente l’inizio all’incredibile disastro che il mondo, per colpa sua, sta vivendo. Bush si è dimostrato un grandissimo idiota.
E ora cosa succede in Iraq? Ecco un altro brano dello stesso articolo:
[…] Nuove perdite anche tra i soldati americani: almeno quattro militari sono morti per lo scoppio di un ordigno nascosto su una strada vicino a Samarra, una delle roccaforti della guerriglia a un centinaio di chilometri dalla Capitale. Questi caduti fanno salire a oltre 60 militari Usa morti ad agosto [2005] in Iraq.
E la gente che fa? Ci sono segnali positivi dall’elettorato statunitense? Si sta diffondendo la consapevolezza della colossale truffa della quale i cittadini nordamericani sono vittime? Ecco l’ultimo brano dello stesso articolo:
[…] Negli Stati Uniti ha raccolto moltissime adesioni la veglia contro la guerra organizzata da Cindy Sheehan, la madre di Casey, il soldato morto in Iraq a 24 anni. Centinaia di manifestazioni in tutto il Paese, per sostenere la protesta condotta a Crawford, in Texas, vicino al ranch di Bush. […]
Tra parentesi, l’articolo è accompagnato da una foto che ritrae tra l’altro lo slogan principale, che grosso modo tradurrei così: “prima che un’altra madre debba piangere i suoi figli”. Bene, comincio ad essere contento: altri elefanti salgono con me sul filo della ragnatela. Che sia iniziata la rivoluzione?
Lasciate che mi congedi da voi (a proposito, è stato un piacere) con un’ultima domanda: e se il prossimo terrorista, a prescindere se sia presidente degli Stati Uniti o meno, decidesse di dichiararne un’altra di guerra preventiva, ma stavolta nucleare?
Breve nota finale
Beh, forse giunti a questo punto la spiegazione è del tutto superflua, ma dato che ci tengo a non lasciare questioni aperte, vorrei spiegarvi esattamente l’unica parola che compone il titolo. Dicevo all’inizio che si tratta di un mio neologismo onomatopeico.
Avete presente il rumore che si genera quando la mazza da golf, fendendo l’aria, producendo quel caratteristico fruscio sibilante, sta prima raggiungendo, poi raggiunge ed infine scaccia via la pallina da golf? E se, sempre elettoralmente parlando, si capisce, invece della pallina da golf…………SBUSH!
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